LE ASIMMETRIE INFORMATIVE, CONOSCITIVE
E DI MERCATO NEL COMMERCIO DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI
*Prof. Antonino Caccetta
1. Premessa.
Gli scambi commerciali di beni, servizi, tecnologie, ecc. assieme
alla mobilità degli individui hanno avuto e continuano ad
avere, specialmente nell’era della globalizzazione, notevole
influenza sullo sviluppo sociale, economico e culturale degli individui
e dei territori da essi abitati.
Con lo sviluppo delle tecnologie applicate ai vari settori produttivi
e con il cambiamento della tecnica di produzione dei singoli beni
e man mano che entrambe diventano conoscenze riservate agli “addetti
ai lavori” aumenta la asimmetria tra chi produce e chi consuma.
In questo stadio si inserisce a pieno titolo il mediatore che dovrebbe
svolgere la funzione di far avvicinare produttore e consumatore
in primis sul piano conoscitivo e in secondo luogo che è
conseguenza del primo, sulla formazione del prezzo e, quindi, sullo
scambio.
Ed è proprio in quest’ultimo stadio che si concretizza
l’asimmetria!
Per cui se entrambi i contraenti si trovano in pari condizioni di
conoscenza, si realizzeranno scambi equi in cui prevale la concorrenza
e quindi le imprese più efficienti e i prodotti migliori
o quantomeno quelli che il consumatore, per sua scelta, ritiene
i migliori.
Se le condizioni di conoscenza sono asimmetriche, prevalgono condizioni
di mercato controllato con posizioni dominanti che perdureranno
finché non si verificherà un evento tale da modificarle.
Tali asimmetrie interessano tutte le fasce di operatori di mercato
indipendentemente dalle loro possibilità di spesa.
Anzi, quelli con minori capacità di spesa verranno penalizzati
perché, probabilmente, dal momento che la moneta cattiva
scaccia quella buona, i prodotti non saranno scambiati in funzione
della loro qualità, ma in funzione della capacità
di imposizione sul mercato per cui non ci sarà una scalarità
di prezzi in funzione della qualità per cui i prodotti più
scadenti dovrebbero avere prezzi più bassi, ai quali, almeno,
potrebbero accedere i consumatori meno abbienti.
A livello internazionale, a parte le tante problematiche di ordine
politico che impediscono l’accesso ai mercati di tutti i prodotti
provenienti sia dai Paesi sviluppati che da quelli in via di sviluppo,
le numerose barriere frapposte al libero scambio, le difficoltà
informative dei produttori (fatta eccezione per quelle forme di
grosse imprese di produzione o di integrazione verticale o di franchising
o altre forme di mercato) da un lato e dei consumatori dall’altro,
accentuano i fenomeni di asimmetria e diminuiscono le possibilità
di scambio con conseguente negativo riflesso sui fenomeni di accumulazione
e in ultima analisi sullo sviluppo socio economico e culturale delle
popolazioni interessate.
Le considerazioni prima svolte interessano ancor più il settore
agro-alimentare in quanto i prodotti ottenuti o quelli trasformati
risultano sempre meno distinguibili per la loro provenienza e, cosa
ancor più peculiare, è sempre più difficile
poter effettuare una “azione di regresso” per verificare
in maniera scientificamente inoppugnabile il processo produttivo
e i mezzi impiegati nell’ottenimento del prodotto finale.
Per ridurre le asimmetrie che si frappongono tra il consumatore
da un lato e il produttore e il commerciante dall’altro, sono
stati introdotti Regolamenti, nuove denominazioni, segni distintivi,
marchi, ecc. che non sempre hanno sortito l’effetto sperato
tant’è che per alcuni prodotti di tali provvedimenti
se ne sono susseguiti tanti ma senza raggiungere lo scopo per cui
erano stati emanati.
Con il presente lavoro si vogliono esaminare le asimmetrie, cui
prima si faceva riferimento, con particolare riguardo a quelle che
hanno per oggetto gli operatori interessati ai prodotti agro-alimentari.
2. Le Asimmetrie
Come accennato in premessa, le asimmetrie in campo
economico rappresentano quelle diversità, comunque generate,
esistenti tra gli interessati agli scambi a qualunque livello essi
vengano effettuati e indipendentemente dai soggetti interessati.
Per quanto riguarda il settore agro-alimentare, le cause che hanno
determinato e determinano le asimmetrie tra produzione - commercio
- consumo sono da individuarsi, principalmente, nei seguenti fattori:
- specializzazione del lavoro;
- cambiamento degli insediamenti umani;
- cultura di base degli individui;
- prevalenza di determinati strumenti di comunicazione;
- cambiamento degli stili di vita;
- nuove tecnologie applicate ai processi produttivi;
- tecniche di produzione impiegate;
- difficoltà di controllo a ritroso dei processi produttivi,
dei prodotti e dei mezzi per ottenerli;
- ruolo delle Istituzioni.
2.1. La specializzazione del lavoro.
Il passaggio dell’uomo dalla fase nomade a quella stanziale,
comporta la divisione del lavoro nel senso che singoli individui
si specializza nella esecuzione di uno specifico lavoro, acquisendo
capacità particolari per quanto concerne le tecnica applicata
per la realizzazione del prodotto finito.
Ad oggi la divisione del lavoro ha raggiunto alti livelli di segmentazione
per cui alla realizzazione di un prodotto contribuiscono più
soggetti ciascuno dei quali svolge una specifica operazione, senza
essere coinvolto sul totale risultato da raggiungere, dovendo rispondere
solo della parte eseguita.
Una delle conseguenze della specializzazione del lavoro è
quella per cui ciascun individuo sa solo l’apporto che arreca
per la realizzazione del prodotto, ma non è necessariamente
obbligato a conoscere gli altri contributi impiegati per ottenere
il prodotto finito.
Se questo è vero per coloro i quali hanno partecipato al
processo produttivo, a maggior ragione lo è per il generico
consumatore finale per il quale rappresenta un primo elemento di
asimmetria rispetto agli altri operatori di mercato in quanto che
nell’acquisto dei beni, per poterli ben conoscere e quindi
essere in grado di effettuare le proprie scelte in modo razionale,
sarà costretto ad affidarsi ad altri o alle proprie conoscenze
o al proprio intuito.
Le considerazioni di cui sopra trovano riscontro nel settore agro-alimentare
sia per i prodotti naturali, che per quelli trasformati per i quali
maggiormente si avvertono i problemi di asimmetria informativa legati
al fatto che sono ormai in pochi a riconoscere le qualità
del prodotto trasformato, le materie prime di partenza, le singole
fasi del processo produttivo e gli ingredienti usati nella trasformazione
e/o conservazione .
2.2. Il cambiamento degli insediamenti umani.
Il progressivo passaggio delle popolazioni dalla campagna alla città
e il conseguente formarsi di agglomerati urbani in cui gli individui
si sono visti ridurre i loro spazi vitali a poche decine di metri
quadrati, ha costretto le singole persone alla rinuncia forzata
a produrre personalmente alcuni alimenti ed alla possibilità
di poter procedere alla trasformazione di alcuni di essi (notasi
per tutte la produzione del pane che, ormai nessuno può e,
probabilmente non sa, più fare!).
Ma è venuta meno anche la possibilità di approvvigionarsi
di derrate più genuine poiché, la omologazione/omogeneizzazione
operata dal mercato, non sempre le fa distinguere dai prodotti di
massa al fine di far valere eventuali differenze di prezzo ed anche
in considerazione della limitata disponibilità di spazi per
il loro deposito e della crescente distanza fisica ed economica
tra i luoghi di produzione e quelli di consumo.
2.3. Il livello culturale
Le asimmetrie culturali ormai fortemente sbilanciate, specialmente
per le giovani e, ancor più per le giovanissime generazioni,
a favore, quando esistono, del settore informatico e della ITC (Information,
Technology, Communication), influiscono negativamente sulla cultura
di base che è stata completamente trascurata, “producendo”
individui la cui conoscenza, risulta confinata ad uno o a pochissimi
settori scientifico disciplinari.
Ciò ha esercitato e continua ad esercitare un’influenza
negativa sulla conoscenza dei prodotti e specialmente di quelli
agricolo-alimentari, la cui cultura, anche per pregiudizi ereditati
dal passato e maturati nel tempo, è stata ritenuta di secondo
piano, forse memori di un’agricoltura simbolo di sofferenze,
fatiche, stenti, privazioni, rozzezza, ecc., oggi notevolmente cambiata,
ma dimenticando, troppo facilmente, che era quella la base della
alimentazione diretta o indiretta e, quindi la base della vita per
tutti gli individui eterotrofi.
La conoscenza dei prodotti è il presupposto per scelte ragionate
ed economicamente determinanti, sia per il singolo individuo che
per tutto il sistema economico. Sempre che i soggetti interessati
siano in grado di scegliere in modo consapevole e di essere posti
nelle condizioni di poterlo fare senza l’influenza dei persuasori
occulti di cui si parlerà più avanti, e senza la presenza
di barriere di tipo economico, istituzionale e politico, frapposte
fra produttore e consumatore in qualsiasi parte del mondo essi si
trovino ad operare.
Si vuole citare qui il caso della carne argentina, di ottima qualità,
ma la cui esportazione, specialmente verso i Paesi dell’Unione
Europea, risulta contingentata! (Vedi quota Hilton!).
E non è sempre vero che il contingentamento serve per tutelare
i produttori dei Paesi importatori, perché trattasi di un
problema politico strategico perché nessun Paese vorrà
attuare la teoria dei costi comparati di D. Ricardo privandosi della
possibilità di disporre in modo autonomo, sia pure più
costoso, delle derrate agricolo-alimentari e risultare tributario
e quindi dipendente da altri Paesi che oggi potrebbero essere leali
alleati e domani acerrimi nemici.*
2.4. Il prevalere di determinati strumenti di comunicazione.
Gli strumenti di comunicazione sono alla base di tutti i tipi di
scambio tra i popoli, sino a quando essi assolvono alla esclusiva
funzione di mettere in contatto gli individui tra loro.
Ma quando tali strumenti cominciano ad esercitare un ruolo predominante
rispetto ad altri, come è il caso della televisione, e soprattutto
quando tale ruolo viene esercitato in condizioni di monopolio o
quasi, o quando ancora rappresentano la realtà in maniera
spesso virtuale ingenerando negli individui aspettative quasi sempre
disattese, il loro uso distorto tradisce lo scopo primario per cui
sono stati approntati.
La comunicazione assolve un ruolo importante quando le persone poste
in contatto presentano lo stesso grado di simmetria, ma se uno degli
interlocutori non possiede la stessa quantità di informazioni,
risulta non competitivo rispetto all’altro e lo scambio risulta
ineguale e può avere conseguenze negative non solo sugli
oggetti scambiati e sugli scambisti, ma sull’intero settore
di produzione e sugli operatori interessati e, a lungo andare, sull’intero
sistema economico.
I mezzi di comunicazione non si limitano ad informare gli operatori
che quasi spesso, per non dire sempre, sono i consumatori, ma svolgono
un ruolo di persuasore non sempre occulto, quando non impongono,
attraverso varie modalità (marchio, stili di vita, ecc.)
l’acquisto di determinati prodotti.
I destinatari di tali comunicazioni sono sempre soggetti deboli
il cui grado di simmetria informativo-conoscitiva è spesso
limitato o inesistente.
E’ appena il caso di notare che i “messaggi informativi-persuasivi”
provengono in maniera univoca da parte di chi vende e/o produce,
in assenza, nel dialogo informativo, dell’interlocutore destinatario,
cioè del consumatore finale, acutizzando ed esasperando sino
al parossismo il fenomeno della asimmetria informativa e conoscitiva
perché esercitata in maniera unilaterale e tale rimane anche
quando il destinatario finale del “messaggio” possiede
gli strumenti necessari per esercitare ad armi pari il proprio ruolo.
Inoltre, il destinatario finale del messaggio subisce, oltre al
danno dovuto al fatto di vedersi imporre la merce, anche la beffa
per cui è costretto a pagare i costi sempre crescenti di
tale comunicazione-imposizione.
Quando si parla dei comunicatori unilaterali, ci si vuole riferire
a quei soggetti che per la loro struttura economica possono sostenere
i costi elevati della “Informazione” e quindi in grado
di dominare il mercato escludendo, anche sotto questo profilo, coloro
i quali non hanno la possibilità di sostenere tali costi.
In passato in Italia per ovviare a tali asimmetrie, in questo caso
riferite a produttori distinti per dimensioni economiche, hanno
operato con successo alcuni Istituti pubblici allo scopo di reperire
e diffondere informazioni sul mercato agricolo (Inizialmente IRVAM,
successivamente ISMEA, Istituto per Studi , ricerche e informazioni
sul Mercato Agricolo) .
Si ritiene che simili esperienze, organizzate dai Pubblici Poteri
e con strumenti adeguati, possano continuare a svolgere un ruolo
positivo sia in Italia e, qualora non esistano, anche in altri Paesi,
non solo per quanto attiene alle informazioni di mercato, ma soprattutto
per la diffusione di quelle conoscenze culturali di base che, per
le ragioni prima ricordate, sono passate in secondo ordine.
2.5. Cambiamenti degli stili di vita.
Nei Paesi occidentali il progressivo prevalere delle applicazioni
della ricerca scientifica e delle innovazioni tecniche alle varie
attività dell’uomo, ha avuto consistenti riflessi sui
processi produttivi e sui prodotti ottenuti, influenzando fortemente
gli stili di vita e determinando significativi cambiamenti nei consumi.
Sono mutate anche le forme di organizzazione del lavoro arrivando,
nell’ambito della giornata lavorativa, ad una sempre maggior
prevalenza di quella porzione dedicata al cosiddetto tempo libero.
E’ mutata anche l’organizzazione familiare e con il
progressivo e sempre più consistente avviamento delle donne
al lavoro, si sono ridotte sempre più le occasioni di confezionare
i cibi in casa e si vanno perdendo, anche sotto questo profilo,
elementi di conoscenza da parte dei singoli individui, mentre vengono
acquisiti da pochi altri che si dedicano all’arte culinaria.
Contemporaneamente sono venute sempre meno le caratteristiche di
semplicità e genuinità nella preparazione dei pasti
e nell’utilizzazione delle materie prime che non sempre sono
consone alla salvaguardia della salute dell’uomo.
Nella preparazione dei pasti si utilizzano sempre più prodotti
surrogati rispetto a quelli tradizionalmente usati, secondo il principio
che non possono facilmente essere distinti una volta impiegati e,
conseguentemente, gli individui non riescono più a riconoscere
le caratteristiche dei singoli ingredienti.
Ma, dopo l’impelagare dei Fast food, già qualche dietologo
comincia a consigliare di portarsi da casa i cibi che dovrà
consumare durante la giornata!
Quasi a dispetto delle mutate condizioni di vita cui prima si faceva
riferimento, è rimasta sostanzialmente immutata la struttura
biologica e fisiologica dell’uomo e degli altri esseri viventi,
nonostante gli intenti modificativi posti in essere attraverso la
manipolazione genetica.
Ciò significa che l’uomo e gli altri esseri eterotrofi,
per poter sopravvivere hanno bisogno dell’agricoltura che,
direttamente o indirettamente fornisce prodotti per la loro alimentazione
e tanto più questi sono sani e genuini, tanto maggiore sarà
il loro effetto positivo sulla salute dei soggetti che li utilizzano.
L’ineguale distribuzione mondiale dei prodotti agricolo alimentari
e delle più importanti risorse, ha consentito e, purtroppo
ancora consente ai Paesi sviluppati, con una popolazione pari al
20% di quella mondiale, di detenere oltre l’80% dei prodotti,
mentre il restante 20% deve essere ripartito tra l’80% della
popolazione del resto del mondo!
Si aggiunga che anche all’interno dei Paesi sviluppati si
verifica un’analoga ineguale distribuzione delle risorse,
sia pure con rapporti diversi, ed ancora più accentuata nei
Paesi in via di sviluppo nei quali la differenza fra i vari ceti
sociali raggiunge livelli esagerati, al limite di ogni moralità.
In entrambi i casi si assiste ad un surplus di prodotti e quindi
di possibilità di consumo a favore delle classi abbienti
e ad una palese insufficienza per le classi più povere.
Sia per le classi agiate che per quelle meno abbienti (più
per le seconde, che per le prime!) si determinano problemi di salute,
di tutela e salvaguardia dell’ambiente.
Ad esempio, nel Nord del mondo, l’utilizzo sfrenato dei mezzi
di trasporto, accompagnato da un eccessivo consumo di calorie ha
notevolmente ridotto la funzione di locomozione del corpo umano
facendo aumentare l’obesità che costituisce una delle
malattie del secolo.
Mentre nei Paesi poveri aumentano le morti per fame, malnutrizione,
malattie varie, mancanza di medicinali, ecc., nei Paesi ricchi aumentano
sempre più le cosiddette malattie del benessere.
Non v’è parere o consiglio medico sia esso generico,
specialista o luminare che per qualsiasi malessere non consigli
eufemisticamente al paziente di condurre una vita sana improntata
a criteri di semplicità, consumando cibi naturali e genuini,
facendo lunghe passeggiate, ecc., dimenticando dove vivono o sono
costretti a vivere la maggior parte degli individui i cui “gradi
di libertà” sono ormai limitati, poiché tutto
è diventato merce.
L’esempio riportato nei vecchi trattati di economia politica
in cui si citava l’utilizzazione dell’acqua, disponibile
in quantità illimitata, per illustrare il concetto di utilità,
oggi non si potrebbe più usare, perché l’acqua
costa e non passerà molto tempo che costerà anche
l’aria pura per respirare quando i gestori dei parchi privati
o pubblici richiederanno un biglietto d’ingresso! Forse ci
siamo già!
2.5. Innovazioni tecnologiche applicate ai processi
produttivi.
Le produzioni in pieno campo e con il progressivo affermarsi di
quelle in ambiente controllato (serre, ecc.) ma ancor di più
le seconde rispetto alle prime sono state interessate dall’applicazione
delle innovazioni tecnologiche.
Ma sono le colture in protette che richiedono dosi ragguardevoli
di mezzi tecnici per mantenere l’ambiente idoneo al conseguimento
delle produzioni che, a giudizio di chi riesce a distinguerle rispetto
a quelle in pieno campo, hanno caratteristiche diverse.
Così come diverse sono quelle legate a particolari zone aventi
caratteristiche climatiche e pedologiche particolari (i prodotti
delle zone di montagna, a parità di altre condizioni, sono
ritenuti migliori rispetto a quelli analoghi prodotti in altre regioni
agrarie).
Le nuove tecnologie applicate ai processi di produzione e specialmente
a quelli di trasformazione spesso conducono alla realizzazione di
prodotti le cui caratteristiche sono apparentemente uguali a quelle
dei prodotti ottenuti con tecniche tradizionali ma i cui effetti
sulla salute dell’uomo e in alcuni casi degli animali, non
sono stati provati ed è perciò che viene invocato
il principio di precauzione.
I prodotti posti in commercio non sempre rispecchiano le reali ed
effettive caratteristiche nominali, costituendo così un tipico
caso di concorrenza sleale in seguito ad un fenomeno di asimmetria
informativa.
Per evitare o quanto meno limitare tali situazioni, sono state approntate
misure di carattere giuridico e tecnico tendenti alla tutela dei
produttori e dei consumatori.
Si pensi ai regolamenti della Unione Europea per quanto concerne
specifiche produzioni (Olio d’oliva, vino, formaggi, ecc.),
ma anche a quelli per poter usufruire dei segni distintivi (DOC,
DOCG, DOP, IGP, IGT, ecc.) il cui scopo è quello di tutelare
i produttori e, conseguentemente, i consumatori.
Il problema delle applicazioni tecnologiche nel settore agroalimentare,
come del resto in altri settori produttivi, è quello che
si riferisce alla traduzione pratica delle innovazioni adottate.
L’utilizzazione di un marchio, o di un segno distintivo qualsiasi,
comporta l’acquisizione di vantaggi economici e quindi qualsiasi
produttore ne vorrebbe approfittare, magari ottenendo un prodotto
apparentemente uguale ma utilizzando tecniche e prodotti risparmiatrici
di risorse economiche.
Si vuole qui citare il fenomeno della B.S.E., la cosiddetta mucca
pazza, che determina la trasmissione del morbo di Creutzfeldt-Jacob,
all’uomo che si nutre di carni infette, perché ottenute
da soggetti alimentati, tra l’altro, con farine animali, portatrici
di tale malattia.
Gli animali macellati erano apparentemente uguali e non era possibile
effettuare una analisi valida prima di porre in vendita il prodotto
e ciò con grave danno per la salute oltre che dal punto di
vista economico.**
E’ questo un caso classico di asimmetria informativa per cui
il consumatore, posto che sia in grado di conoscere la differenza
tra i due prodotti apparentemente uguali, probabilmente si orienterebbe
o potrebbe orientarsi verso quello che a suo giudizio, meglio risponde
al piano di utilizzazione delle sue risorse con grande vantaggio
individuale e per tutti gli operatori del mercato.
Si pone il problema della verifica a ritroso, in maniera scientificamente
inoppugnabile, del processo produttivo e dei mezzi impiegati per
ottenere il prodotto e ciò sia a tutela del produttore che
del consumatore.
E’ questo un elemento importante per suffragare le indicazioni
contenute nelle etichette poste a garanzia del prodotto posto in
commercio, al fine di evitare frodi di ogni tipo.
Quando vengono posti in essere simili proponimenti, il risultato
che si ottiene è quello per cui il prodotto è realizzato
a costi più bassi e, per battere la concorrenza, può
essere posto in vendita a prezzo inferiore per cui si realizza la
legge di Greshman cioè che la moneta cattiva scaccia quella
buona.
2.6. Nuove tecniche di produzione.
Le tecniche di produzione applicate nel settore
agroalimentare, sono in continua evoluzione sia per quanto riguarda
il processo produttivo, sia per ciò che concerne la trasformazione,
commercializzazione e conservazione dei prodotti ottenuti.
I mezzi produttivi impiegati nelle varie fasi sopra menzionate sono
in continuo cambiamento ed hanno riguardato maggiormente i Paesi
sviluppati nei quali i problemi della competitività inducono
le imprese produttrici ad adottare politiche di riduzione dei costi
le cui finalità non sempre sono state improntate al rispetto
di canoni etici, alla tutela della salute, alla salvaguardia dell’ambiente.
Ma anche l’esigenza di soddisfare nuove esigenze dei consumatori
ha avuto un ruolo molto importante nella corsa all’invenzione
di nuovi prodotti, anche se talvolta solo apparente.
I problemi evolutivi, anche per quanto riguarda le tipologie organizzative
delle imprese operanti nel settore agroalimentare hanno giocato
un ruolo preponderante nell’appiattimento dei gusti e nella
omologazione delle produzioni. Le grosse imprese, hanno fagocitato
quelle più piccole delle quali hanno utilizzato solo le denominazioni,
unico elemento distintivo apparente dei prodotti prima esistenti
commercializzati dalla nuova impresa.
L’evoluzione del settore distributivo, ha condizionato fortemente
le varie fasi che caratterizzano il percorso dei prodotti dalla
produzione alla tavola del consumatore.
E’ soprattutto la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) in
forza del potere del proprio marchio o della fetta di mercato controllato,
che indica ai produttori cosa, come, quanto e quando produrre.
Va sempre più prevalendo la omologazione dei processi di
produzione e dei prodotti per cui la loro distinzione legata a specifiche
caratteristiche climatiche, pedologiche e fisiologiche non è
più riscontrabile e ciò a danno dei prodotti genuini
che si ottengono in determinate zone e seguendo tipici processi
e di ciò sono particolarmente interessati quei Paesi nei
quali lo sviluppo industriale non si trova in una fase molto avanzata.
L’evoluzione dei mezzi di trasporto e le maggiori disponibilità
economiche dei Paesi ricchi ha reso possibile la circolazione dei
prodotti dalle varie parti del mondo e potrebbero svolgere un ruolo
ancora più determinante se l’accessibilità concreta
ed economica, i costi e la rapidità di consegna camminassero
in parallelo con la velocità di internet, mettendo così
in contatto singoli produttori con i consumatori.
Tali nuove possibilità, ad oggi, hanno inciso relativamente
poco sul miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine
delle regioni produttive ovunque ubicate e ciò per varie
motivazioni legate anche a forme di disponibilità della terra
e allo scarso prevalere di forme di proprietà individuali
che avrebbero potuto garantire non solo prodotti per l’autoconsumo,
contribuendo anche per questo verso alla contrazione del fenomeno
della fame nel mondo, ma per potere realizzare un tessuto produttivo
diffuso, capillare, vero motore della produzione poiché maggiormente
esalta l’impegno dei singoli soggetti.
A causa dell’ineguale distribuzione mondiale dei prodotti
agricoloalimentari nei Paesi sviluppati si assiste ad un surplus
di prodotti che crea problemi per la loro collocazione e, per limitare
le conseguenze legate al crollo dei prezzi, diventano indispensabili
provvedimenti per il sostegno dei redditi, istituzione di barriere
di ogni tipo per impedire la libera circolazione delle merci e misure
di vario genere per aumentare le produzioni e/o la produttività
e/o quelle per ridurre i costi onde poter competere su un mercato
caratterizzato da asfitticità ciclica.
Sono state, perciò, potenziate le utilizzazioni di concimi,
per aumentare le quantità di produzioni ottenute e sono stati
utilizzati i diserbanti per ridurre i costi relativi a determinate
operazioni colturali che un tempo venivano effettuate manualmente,
come ad esempio la scerbatura, cioè l’eliminazione
delle erbe infestanti, creando problemi di inquinamento con grave
pregiudizio per la tutela della salute e la salvaguardia dell’ambiente.
Anche l’introduzione di OGM (organismi geneticamente modificati)
rientra nella logica apparente di riduzione dei costi, da un lato
e dall’altro per raggiungere in maniera più subdola,
l’obiettivo del controllo delle sementi e realizzare così
il monopolio del possesso della materia originaria per poter riprodurre
gli organismi viventi indispensabili per la vita dell’uomo
e perciò strategicamente importanti per il controllo politico
dei popoli.
E’ questo, di tutta la problematica degli OGM, l’aspetto
più interessante e nello stesso tempo più inquietante.
Così come è avvenuto per altri prodotti, in futuro,
la prospettiva potrebbe essere quella di privatizzare queste sementi
e poi poterne disporre come si vuole!
La trasformazione dei prodotti risulta fortemente interessata da
processi evolutivi e non soltanto per quelle che erano le trasformazioni
tradizionali (olive in olio, uva in vino, latte in formaggi e altri
derivati, orzo in birra ecc.) ma anche per ciò che concerne
gli stessi prodotti naturali tant’è che viene operata
una nuova classificazione distinguendoli in I, II,III, e IV gamma,
rispettivamente, per quelli freschi, conservati, surgelati, preparati
e ciò in funzione dei mutati stili di vita ed altre esigenze
già citate in precedenza.
2.8. Le asimmetrie istituzionali.
Oltre alle asimmetrie precedentemente illustrate,
che potremmo definire di carattere tecnico, esistono quelle istituzionali
essenzialmente di ordine politico.
Ad impedire la libera circolazione di beni, servizi e persone vengono
spesso frapposte barriere di ogni tipo al solo scopo strategico,
economico, militare o politico in barba alle tanto invocate e non
sempre applicate regole della libera concorrenza.
Sono questi impedimenti che creano le maggiori difficoltà
allo sviluppo ed alla evoluzione economica, sociale e culturale
delle popolazioni, sia che facciano parte dei Paesi sviluppati o
di quelli in via di sviluppo, perché sia negli uni che negli
altri si verificano quelle ineguali distribuzioni di cui abbiamo
più volte fatto cenno.
A giustificazione della istituzione delle barriere, si invocano
spesso motivi di difesa dei produttori dei Paesi protetti, adducendo
che l’immissione sul mercato di prodotti provenienti dai paesi
esteri, comprometterebbe l’economia di quei comparti causando
gravi danni economici agli operatori del settore.
Ciò potrebbe avere una valenza in un primo tempo e sempre
che l’apertura delle barriere avvenisse in modo incontrollato.
Ma quando le immissioni di prodotti, come ad esempio la carne argentina,
venissero posti sul mercato europeo, sarebbero i consumatori a scegliere
(sempre che non operino le asimmetrie di cui si è discusso
nelle pagine precedenti) quale tipo di carne consumare e quindi
decretare quale tipo di produzione dovrebbe adeguarsi alle esigenze
vere dei consumatori stessi.
Per cui se il consumatore si orientasse a preferire le carni argentine
ottenute con il sistema tradizionale (poniamo con l’allevamento
brado) sarebbero gli allevatori europei a doversi adattare a tale
tipo di richiesta, come del resto avveniva prima dell’avvento
delle nuove tecniche applicate al settore zootecnico.
La libera circolazione delle merci e soprattutto della scienza e
della tecnologia sono i fattori essenziali per lo sviluppo perché
consentono la possibilità di accumulazione e quindi la capacità
di spesa per i popoli che potrebbero così acquisire quei
beni prodotti nei Paesi ad economia matura nei quali trovano notevoli
difficoltà per la loro collocazione determinandosi così
i presupposti per il manifestarsi delle crisi cicliche.
Per le ragioni prima esposte, l’eliminazione delle barriere,
effettuata con equilibrio e responsabilità è un compito
riservato alle alte sfere della politica e dell’economia,
ma ciò non significa che non si possano adottare altre misure
per rendere più agevole il cammino.
Le tecnologie informatiche, soprattutto se adeguatamente diffuse
e poste a disposizione di tutti, possono costituire un mezzo importante
per trasmettere cultura, conoscenze, ecc. e fino a quando l’accesso
sarà liberamente garantito a chiunque, potranno svolgere
una funzione determinante per lo sviluppo, per cui la globalizzazione
avrà un ruolo importante nel futuro, a condizioni che non
vengano monopolizzate le vie di accesso creando globalizzati e globalizzatori.
3. Conclusioni.
Il libero incontro tra domanda e offerta, nell’attuale fase
dello sviluppo, è condizionato oltre che dalle capacità
di spesa di ogni singolo soggetto economico, da specifiche asimmetrie
di carattere informativo, conoscitivo, culturale, ecc. che determinano
significativi riflessi sulle scelte economiche a qualunque livello
operate.
La eliminazione di tali asimmetrie o quanto meno la loro progressiva
riduzione può esercitare un ruolo decisivo per una più
equa distribuzione mondiale delle risorse e per determinare un più
equilibrato sviluppo economico, sociale e culturale di tutti gli
individui e delle economie dei singoli Stati.
L’ampliamento o l’acquisizione di adeguati livelli culturali
e il possesso di sufficienti informazioni sulla conoscenza dei beni,
sono senz’altro i presupposti basilari per poter contribuire
a superare barriere di ogni tipo e dare la possibilità a
tutti i soggetti interessati di poter utilizzare le proprie risorse
nel modo più economicamente conveniente incidendo così
positivamente sulle scelte economiche in generale e su quelle dei
singoli operatori economici interessati in particolare.
La globalizzazione, utilizzata nei suoi aspetti positivi e se garantirà
a ciascuno dei componenti il villaggio globale pari opportunità
e possibilità di operare liberamente senza alcuna restrizione,
potrà fornire un valido contributo alla eliminazione o quanto
meno alla progressiva riduzione delle asimmetrie informative che
sono una delle cause che impediscono le libere e ragionate scelte
degli operatori economici.
Relazione del Prof. Antonino Caccetta,
titolare di Economia ed Estimo rurale nella Facoltà di Agraria
dell’Università degli Studi di REGGIO CALABRIA –
ITALIA
*) Antonino Caccetta: “La posizione dei Paesi
sviluppati e dei Paesi emergenti nella distribuzione mondiale dei
prodotti agricolo-alimentari”- in: Rivista di Politica Agraria,
Anno XXVI n. 2 Giugno 1979 . EDAGRICOLE - BOLOGNA.
**) Antonino Caccetta: “Economia, Ecologia,
Agricoltura e Tutela del Territorio”- in: Atti dei Convegni
Lincei- ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI – ROMA, 5 Giugno 2000.
F I N E
In sostanza si può affermare che, nonostante
il diffondersi su scala planetaria delle possibilità di comunicazione
tra gli individui, l’uomo è portato sempre più
ad isolarsi, a rinchiudersi in se stesso nell’illusione di
poter dominare tutto restando davanti ad un computer o navigando
su internet.
La libera circolazione di merci, uomini e scienza
è l’unico vero motore dello sviluppo economico, sociale,
culturale e politico dei popoli!
Per quanto concerne gli stili di vita e l’alimentazione,
in questo parametro ci limiteremo ad osservare che quei cibi genuini
non esistono più o se esistono non sono accessibili per le
asimmetrie informative e perché gli eventuali produttori
non sono in grado di farli conoscere.
Qualora si riescono a trovare alcuni essi per la carenza culturale
di base, non sono conosciuti dalla maggior parte dei consumatori.
Penso al pollo ruspante che alimentato con erbe spontanee cresciute
sui campi eventualmente integrate con mais (quello che oggi sotto
il nome di pop corn viene fatto mangiare alle persone, non sarebbe
molto gradito perché di carne più consistente!
Per quanto concerne gli stili di vita e l’alimentazione,
in questo parametro ci limiteremo ad osservare che quei cibi genuini
non esistono più o se esistono non sono accessibili per le
asimmetrie informative e perché gli eventuali produttori
non sono in grado di farli conoscere.
Qualora si riescono a trovare alcuni essi per la carenza culturale
di base, non sono conosciuti dalla maggior parte dei consumatori.
Penso al pollo ruspante che alimentato con erbe spontanee cresciute
sui campi eventualmente integrate con mais (quello che oggi sotto
il nome di pop corn viene fatto mangiare alle persone, non sarebbe
molto gradito perché di carne più consistente!
(Le tecniche applicate e i mezzi impiegati per
la trasformazione, …………….. sempre
più di sostanze (coloranti, conservanto, coadiuvanti, ecc.)
i cui effetti sugli organismi utilizzatori non sempre collaudati
da adeguate esperienze sul campo.
La possibilità di disporre di prodotti in
tempi e spazi diversi dai rispettivi luoghi di produzione, ha obbligato…………
ad adattarli in funzione di esigenze di conservazione e commervializzazione
e non solo a fini commerciali, ma per garantire uno standard accettabile
per la loro igienicità e salubrità.
In conseguenza di ciò i prodotti stessi sono stati modificati,
attraverso manipolazioni genetiche,
per essere più resistenti durante il trasporto e durante
la conservazione.
Hanno omologato anche i gusti tutti i vini sonoi
quasi tutti uguali)
3. Regolamenti,…………………..
Citare quella frase della storia dell’economia
per contare i fili della trama dei tessuti!!!!!!!!!
L’esistenza delle asimmetrie ha determinato
il susseguirsi di numerosi provvedimenti tendenti a regolamentare,
individuare per caratteristiche i prodotti, emanare misure giuridiche
per tutelare gli operatori, ……….
Allo scopo di ridurre le asimmetrie
Definizione di prodotto agricolo!!!!!!!!!!!!!!!
4. La globalizzazione ha accentuato, modificato
o ridotto le asimmetrie?
I maggiori contatti tra gli individui operanti
nelle varie parti del globo possono diminuire le asimmetrie a condizioni
che
- tutti possano accedere alla comunicazione
- che la comunicazione non sia monopolizzata cioè che non
ci siano globalizzati e globalizzatori
- che i comunicatori abbiano sufficienti conoscenze per individuare
le merci o gli elementi di scmbio
- che gli scmbi virtuali marcino in sincronia con quelli materiali
nel senso:
a) temporale (tempo occorrente per gli spostamenti da un luoigo
all’altro)
b) economica (spesa per spostare da un luogo all’altro i prodotti)
- che la possibilità degli scambi virtuali e materiali non
sia monopolizzata
5. il superamento delle asimmetrie
Può costituire un contributo allo sviluppo
dei Paesi poveri perché:
consentirebbe la commercializzione dei loro prodotti ,
darebbe la possibilità di accumulazione,
farebbe acquisire capacità di effettuare investimenti durevoli
Conclusioni